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Allarme disoccupazione, Draghi: "Con precari e Cig, tasso reale oltre l'11%"
Quali possono essere le soluzioni? |
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06/12/2011, 17:41 |
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Festa del I° Maggio, e noi?
Per noi Disoccupati Italiani, la Festa del I° Maggio è realmente un giorno da festeggiare? |
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05/12/2011, 13:16 |
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Disoccupati
La piazza di tutti quelli che non riescono a trovare lavoro |
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06/12/2011, 21:19 |
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Precari
La piazza di chi lavora in situazione di precarietà |
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02/12/2011, 19:16 |
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Lavoro
Opportunità per chi è in cerca di lavoro. |
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06/12/2011, 19:12 |
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Perché disoccupatitaliani?
Perché molto spesso si guarda alla disoccupazione in un modo che cela l’umanità di chi non ha lavoro dietro ai numeri e ai dati. Da qui l’esigenza di aprire un forum nel quale tutti possono partecipare raccontando se stessi come persone, fuori dalle statistiche, con tutte le problematiche e il collegato di ansie, paure e timori che lo stato di non occupazione porta e al quale, al di là dei proclami, la nostra società non dà soluzioni. |
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01/12/2011, 10:18 |
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La domanda giusta è allora: qual è il posto dei disoccupati nella società?
Al momento l’unica risposta è che la disoccupazione è il destino di quanti incappano nelle disfunzioni di un sistema che deve mantenere alti i consumi per drogare l’economia. Il dramma è che quando si perde il lavoro di solito si sono contratti impegni e vincoli, affettivi e finanziari, che conducono a drammi personali e domestici, a disagi sociali e alle liste nere del sistema creditizio. Guardare l’uomo dietro il disoccupato vuol dire innanzitutto riconoscere in questo soggetto originariamente debole (in quanto da sempre potenzialmente disoccupato) qualcuno che è propriamente “Vittima di Stato” e che in quanto vivente, lo è molto prima e molto di più di tanti morti, anche eccellenti. |
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05/12/2011, 5:04 |
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E la soluzione qual è?
Disoccupatitaliani non pensa avere soluzioni da offrire. Queste sono lontane, ma il metodo per focalizzarle passa certamente attraverso l’ascolto dei protagonisti. I disoccupati vivono spesso la loro condizione come una sconfitta e socialmente sono considerati degli “sfigati” o degli inetti. Una negatività che contrasta con il fatto che il fenomeno nei prossimi anni crescerà a dismisura, indipendentemente dal valore di ognuno, provocando l’impoverimento dei nostri nuclei familiari. Disoccupatitaliani è una opportunità per ascoltare, capire e monitorare. Il forum on-line è pensato come punto di incontro, dove chi ha perso o è alla ricerca del lavoro, oppure svolge la propria attività in modo precario, possa rappresentare la propria condizione in modo autentico, senza il filtro di istituzioni il cui scopo è normalizzare il fenomeno secondo esigenze gli sono lontane. |
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05/12/2011, 1:39 |
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E la striscia televisiva?
A breve cominceremo a traslare l’operazione in un piccolo format televisivo perché la comunicazione condiziona l’immagine che abbiamo della realtà. Il nostro tentativo vuole offrire gli stessi mezzi a disposizione di chi crea preoccupazione a quanti, loro malgrado, la vivono scivolando ai margini del sistema. Padri e madri di famiglia che nel pieno della maturità vengono isolati dal mondo del lavoro e di fatto non hanno la possibilità di potersi reimpiegare, studenti spinti a livelli di specializzazione sostanzialmente inutili rispetto all’offerta reale di impiego dei propri territori, precari sfruttati e lasciati a casa appena non servono più. Ad ognuno va reso il diritto di dire la propria, di esporre il proprio mondo, anche per vedere se l’immagine di quello comunicato dal sistema mediale regge il confronto. |
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01/12/2011, 10:21 |
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Ma allora la disoccupazione cos’è?
Il discoccupato è il primo abbandonato-sociale del nostro tempo. Nei fatti, anche se non nella forma, non esiste ad oggi una istituzione che tutela e sostiene il disoccupato nel periodo successivo alla perdita del lavoro. È implicitamente inutile tentare di reintegrare un lavoratore nel sistema produttivo quando l’economia e la società sono imperniate sull’idea del consumismo e dell’usa e getta. Il lavoratore è assai poco riciclabile ed in effetti si fanno molti più sforzi per trattare i rifiuti che il problema dell’inoccupazione. Tanto più che i disoccupati sono il tesoro di una serie di uffici che vivono sul disagio altrui. Ipotizziamo per assurdo che domani la disoccupazione sia zero: avremmo per ciò stesso creato la nuova disoccupazione di chi oggi vive, talvolta irriguardosamente, su di essa. Una enorme massa di denaro è speso, anche in buona fede, in corsi il cui scopo, più che la formazione di nuove figure professionali, è sostenere quanti prosperano sulla riserva degli inoccupati. A noi della disoccupazione interessa la dignità di chi rifiuta la raccomandazione e di chi si sottrae allo sfruttamento; l’ansia di chi subisce l’idea di essere senza speranza e rimane immobile; la condizione di chi è stato illuso da miraggi industriali il cui vero scopo non era la produzione ma l’incameramento di incentivi e commesse drogate; il disagio di chi, al pari di tutti, viene imbrogliato sugli scopi e il funzionamento reale dell’economia, ma deve sperimentarne i lati spiacevoli da solo. |
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01/12/2011, 10:22 |
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